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Benvenuti nel blog di Manuel Zacchè!

10 agosto 2009
Rompiamo lo specchio
Correnti interne ed equilibri da mantenere; posizioni prese a prescindere e diktat lanciati ogni giorno; competizioni basate su persone e personalità, anzichè confronti su grandi opzioni culturali, politiche e programmatiche. Questi sono alcuni dei mali più evidenti del Partito Democratico: si tratta di una miscela esplosiva che fa passare per dibattiti interni delle mere discussioni d'apparato, di cui gli italiani non necessitano. Mentre il Pd si guarda allo specchio per dirsi quanto è bello, necessario e valido (oppure per convincersi dell'esatto opposto), l'Italia va avanti e le persone si allontanano da noi. Abbandoniamo questa usanza e dirigiamo il nostro sguardo ben oltre: scendiamo nelle strade, tra la gente, per ricominciare a tessere i fili delle collaborazioni e dei dibattiti locali, ma soprattutto per ascoltare ed interagire. Il concetto stesso di doversi abbassare per ritrovare il contatto con i cittadini perso in questi anni, ci fa capire l'importanza di un bagno d'umiltà: parliamo a pochi, dicendo sempre le stesse cose (peraltro in modo confuso). Utilizziamo le valide risorse umane presenti nei circoli territoriali per studiare moderne forme di comunicazione e coinvolgimento; si possono fare già molte cose (e a zero spese) con internet: pensiamo ai blog, a facebook, ai siti locali, a twitter ed alle altre numerose alternative. Certo, non è pensabile sostituire i rapporti umani con il web, tuttavia si tratta di un'opzione gratuita che ci avvicinerebbe alla fascia di popolazione che oggi è tagliata fuori dal classico modo di fare politica: i giovani. Se poi vogliamo mandare definitivamente in frantumi lo specchio che ci tiene prigionieri e che ci porta ad essere autoreferenziali ed obsoleti, dobbiamo cercare di coinvolgere tutta la popolazione con altri mezzi poco sfruttati: affissioni, creazione di periodici informativi, volantinaggio, interventi all'interno dei quotidiani locali, e via dicendo; a tutto questo dovremmo affiancare gruppi di lavoro, riunioni aperte non solo agli iscritti, tavoli per confrontarsi, etc. Purtroppo non esistono ricette magiche o medicine portentose: ci troviamo in un terreno in cui nulla è scontato, e dove, per i primi tempi, sarà necessario procedere per tentativi, sperimentando e rinnovando.

10 agosto 2009
Voglio vederci chiaro
Se io sostengo il Partito Democratico, per cosa voto? Credo che un'ambiguità di fondo, su molte delle questioni al centro del dibattito nazionale, non possa essere vista come la strategia migliore per non scontentare qualcuno; anche perchè, alla lunga, la voglia di non fare torti ad una parte finisce per umiliare e confondere un pò tutti. Servono parole e fatti chiari: se voto Pd, sto con la Binetti o con la Concia? Si guarda ad una politica ambientale basata sulle energie rinnovabili, o si strizza l'occhio al nucleare? Il testamento biologico è visto come un diritto che ognuno di noi può concedersi sulla propria esistenza, oppure viene valutato come un'offesa alla vita, ed una decisione scomoda da rimandare il più possibile? Per l'immigrazione e tutte le tematiche multiculturali, è giusto calcare il sentiero tracciato dalla Lega Nord, o si possono dare risposte più efficaci senza discriminare le persone? Probabilmente l'elenco degli argomenti sui quali non ci si pronuncia in modo chiaro e netto potrebbe continuare: prima di demonizzare le vie che gli altri stanno percorrendo, cerchiamo le nostre strade. Non discutiamo di alleanze politiche o strategie senza neppure sapere chi siamo e cosa vogliamo fare; non so come mai, ma si ha sempre la sensazione di essere in ritardo sulle questioni importanti per il Paese: affrontiamo i dibattiti senza avere risposte concrete, originali, ma soprattutto nostre. Io penso che se la base si è allontanata dal partito, non sia per colpa di sirene allarmiste o qualunquiste lanciate dagli avversari; credo che se seguissimo questa spiegazione, finiremmo per offendere e sottovalutare coloro (e sono molti) che prima stavano al nostro fianco. Forse sono venuti a mancare stimoli, dibattiti, voglia di coinvolgere e confrontarsi. Magari, facendo un po più di autocritica costruttiva e cercando di reagire velocemente per riempire le nostre mancanze, potremmo porre le basi per riuscire a capire chi ci stà di fronte.

19 luglio 2009
L'inizio di un cammino
Che cos'è il Partito Democratico oggi, e cosa diventerà domani? E' questo il pensiero che mi ha accompagnato il giorno in cui mi sono iscritto al circolo a me più vicino. L'impressione è di un partito costruito a tavolino, in cui viene a mancare la capacità di mettersi in gioco. Dai dirigenti nazionali raramente ho potuto vedere la voglia di sacrificarsi, l'esigenza di rinunciare ad interessi particolari per potersi dedicare alla costruzione di un progetto politico valido, concreto e soprattutto utile. Perchè se un partito non è d'aiuto alle persone, allora a cosa serve? Inizio questa nuova e non facile avventura sapendo che sono molti i punti su cui lavorare per dare vita ad un soggetto politico partecipato dal basso, coeso ed al passo con le sfide che ci attendono. Si tratta di una sfida il cui risultato è tutt'altro che scontato: le sorti dei riformisti italiani passano da qui. Sconfiggiamo la tentazione di stare a guardare come si evolve la situazione, per poi decidere come muoverci. Scendiamo in campo col nostro pensiero indipendente, sempre propositivo ed all'occorenza critico, alternativo. Il Pd oggi ne ha bisogno, per capire e progettare cosa farà da grande. Questa premessa è doverosa per specificare che, è vero, molte cose non funzionano come dovrebbero; ma d'altro canto, tutte le volte che si vuole innovare si attraversa una fase di smarrimento, in cui ci si concentra sui difetti, finendo per trascurare ciò che invece va bene. E' importante evitare di essere polemici a tutti i costi, dando il giusto valore alle cose: siamo all'inizio di un cammino. Condividiamo questo percorso? Bene, allora partecipiamo per arricchire il dibattito. Ci sono aspetti ambigui o che non vediamo di buon occhio? Un motivo in più per non fare finta di nulla: proviamo ad agire per correggere il tiro. Io da qualche giorno possiedo la tessera del partito, ed invito tutte le persone che possono a farla. Logico, l'iscrizione deve essere un punto d'arrivo, dietro ci devono essere un percorso, una storia. In questi giorni mi son detto: non si può sprecare tutto questo patrimonio di esperienze, e non è giusto lasciare alle solite (e poche) persone partecipanti il dovere di costruire qualcosa di nuovo.

19 luglio 2009
Qualche parola su di me
Ciao! Innanzitutto grazie per essere nel mio blog in questo momento; è un periodo difficile per il Partito Democratico, ed il solo fatto che qualcuno, proprio in questo istante, se ne interessi, si informi e faccia qualcosa per collaborare, sottolinea il bisogno di un progetto politico che sembra fermo, inceppato. Mi chiamo Manuel Zacchè, sono uno studente universitario di 20 anni ed abito a San Benedetto Po, in provincia di Mantova. In questi giorni mi sono iscritto al Pd, ed ho creato questo blog per cercare il confronto con più persone possibili, avviando, assieme a chi vorrà partecipare, un discorso basato su trasparenza, condivisione e crescita. Nel 2008 (il mio primo impegno elettorale!) ho votato per l'Italia dei valori, mentre nel 2009, alle elezione europee appena trascorse, ho sostenuto Rifondazione comunista. In entrambi i casi ho preferito non dare il mio voto al Pd, per comunicare la mia delusione di fronte ad un soggetto politico ambizioso a parole, ma estremamente fragile e titubante se guardiamo i fatti. Non mi è stata comunicata passione, voglia di cambiamento: valori, storia, emozioni ed ideologie sono stati accantonati come se, di fatto, il voto al Partito Democratico fosse un atto dovuto ed indipendente da valutazioni personali. Tornando indietro rifarei le stesse scelte, poichè mi hanno permesso di maturare un pensiero disincantato ed indipendente che altrimenti ora non potrei avere. Nelle due votazioni prima accennate ho preferito sostenere chi è stato in grado di scaldarmi il cuore, abbinando emozioni a persone di qualità: proprio per questo non tornerei sui miei passi. L'errore che ho fatto, semmai, è stato quello di stare a guardare da fuori, aspettando che cadesse dal cielo il Pd che ho in mente: zero fatica, nessun impegno personale; solo attesa. Ora sono qui, con la tessera in tasca e la testa piena di idee! Dirò il mio pensiero, ascolterò chi mi stà di fronte ed interagirò con chi, come me, ha voglia di mettere un piccolo tassello in un mosaico ancora tutto da costruire. Ora non dobbiamo fare altro che metterci al lavoro, sapendo di avere poco tempo per affrontare una sfida difficile ma fondamentale: amare e nutrire il Partito Democratico. Nel mio piccolo, terrò continuamente aggiornato questo blog, grazie al quale conto di tessere i primi fili di una rete collaborativa composta da persone che sentono il bisogno di partecipare attivamente.

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